mercoledì, 17 giugno 2009

ventisei

Era il tramonto, l’aria fresca e di poca importanza, le loro divise così stupide e impure.
Voleva ucciderci, era chiaro. Era l’ordine senza eccezioni e come un’onda travolse anche noi.
-         Consigliano di bere questo alcolico che in alcuni secondi ti porta via –
Stiamo vicine con le gambe attaccate, come se ora la vita fosse solo calore, come se in tre potessimo vivere anche dopo essere state uccise.
Il tedesco si avvicina e senza chinarsi riempie frettolosamente tre bicchierini trasparenti di quel liquido intenso come il petrolio. Hanno bevuto e le vedo accasciarsi delicatamente al suolo, perse.
Dov’è mia mamma? –Pronta, beviamo tutto. ‘ Sei la cosa per cui è valsa la mia esistenza’ e bevo, come avevo fatto altre volte nei miei venticinque anni con amici, al pub, alle serate con cena fumo e qualche alcolico pesante da bere alla goccia, come in discoteca, come con il rum e pera.
Il tedesco è in piedi sopra di me, ma anche ora che ho perso tutto, non riesco a morire.
Si’,mi gira la testa, ma non sono morta e quello schifo di acido, non uccide tutti, l’avevano detto.
Resto immobile accanto ai suoi piedi, potrei fingere, forse vivere qualche minuto in più, ma voglio essere onesta tedesco, non ho più nulla per cui vivere.
Allora apro gli occhi e ti guardo, imbracci il fucile e aspetti qualche secondo prima di spararmi un colpo alla testa, giusto il tempo di lasciarmi guardare ancora mia mamma distesa al suolo e gridare ‘ti prego, non spararmi’ più volte, perché magari potrei spostarla da lì, sollevarle la testa ed annusarla ancora.
Poi un colpo e i miei sensi che si allontanano dentro alla terra calda.
Mi sveglio e sei lì, ti abbraccio e mi allontani per il caldo.
Sto il più vicino possibile al tuo corpo, come se la vita fosse solo calore, e chiudo gli occhi; penso che sono stata fortunata, poteva anche spararmi in una gamba quel burattino.
E mi cadono due lacrime sul tuo cuscino, sei così bella.
Tutto in una notte.
 
 
                                                  
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martedì, 07 aprile 2009

Una rubrica onirica.

Buongiorno cari amici e carissime amiche di questa rubrica; il sole splende, la temperatura è di circa diciassette gradi e siamo ormai arrivati alla metà di questa splendida giornata primaverile.
La domanda di oggi è ' dove finiscono i sogni quando vengono interrotti ? '
So che pochi di voi avranno una risposta pronta, tantomeno certa, ma cos'è certo se non quello in cui si crede ?
E allora via, prendete la prima idea che vi viene in mente e scriveteci; potreste rendervi conto che i vostri sogni a metà avrebbero posti molto migliori in cui andare..


° Giulia da Modena ci scrive ' stamattima mi sono alzata, ho aperto gli occhi quando ho sentito il telefono di casa suonare e ricordo precisamente il mio sogno.Mi sono alzata e mentre facevo colazione ho pensato che il mio risveglio mi ha succhiato via  tutto il palcoscenico e gli attori onirici, l'intera scena in cui ero immersa, di colpo. Non ho nemmeno salutato,che figura!
I miei sogni nonfiniti si mescolano assieme agli altri nonfiniti, a quelli ancora da fare, a quelli da continuare e a quelli non espressi, a quelli non realizzati e anche ad un pizzico di quelli di chi mi ha dormito accanto almeno una volta.
E così diventano altri sogni.°

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mercoledì, 01 aprile 2009

-         Sono in balcone, Modena è silenziosissima la notte.
Si sentono le oche e lo sfrigolio della mia paglia.E basta.
Vorrei fossimo piccolissime e passassimo insieme tutti i giorni, senza piangere mai. Mi manchi e mi mancherai sempre perché quando ero più piccola ero con te e basta ed era tutto più dolce. –
 
 
 
 
        Penso fondamentalmente che nella vita non importi chi amerò, ma come lo farò e cosa imparerò dal  
        farlo.
Penso che la fregatura siano le sfumature, le gelosie, i ricordi, l’unicità, la possessione, le parole, il tempo e l’orgoglio.
Penso che avere carte belle in mano non serva a niente se non hai scoperto come giocartele e così penso che qualunque carta tu abbia, sia importante giocarla come tu ritieni sia il meglio, in modo puro e buono, senza troppo badare a quanto ti torna di quello che hai dato.
Penso che non ci siano convenzioni nella sfera del diritto sentimentale, né metodi per preservarsi.
Penso che sentirsi stringere la notte sia bello e doloroso allo stesso tempo, ma non penso che il dolore sia il contrario dell’amore, piuttosto un suo sinonimo.
Penso anche che soffrire non sia superfluo, ma l’unico modo per affinare i sentimenti.
E poi penso che si inizi ad amare e non si smetta più.

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domenica, 08 febbraio 2009

Somewhere beyond the sea..

Decido di finirla, ora decido di lasciarti scivolare via. Non lo faccio per me, lo faccio per la vita che scorre e scorre e non si ferma mai, come un corso mai asciutto. E lavora, lavora; e dunque ho pensato che per rispetto alla vita, al destino che si è impegnata a procurarmi tutti i giorni ed al futuro che ha organizzato per me – trattandomi quindi da unica e non ripetibile -  io devo decidere di metterci un punto, non sopra, ma dentro me.
E da domani cambio colore degli occhi e guardo tutto in modo diverso perché queste cose si possono decidere, il dolore ha un suo diretto, ma ben nascosto, collegamento con la razionalità.
Non succede nulla, non dubitarne mai, decido solo di stare meglio, dare il mio consenso ai fatti, mantenere una promessa che ti avevo fatto.
Una delle tante promesse che ti ho fatto.
La viola ha tre petali sotto e due sopra, lo sapevi?
E’ stato bello tutto, anche il solo pensato, anche il tuo sguardo sui miei piedi, anche il mio crederci, anche il modo in cui mi hai chiesto di decidere di lasciarti scorrere via.
Mai meno.
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sabato, 24 gennaio 2009

una canzone.

Stamattina cercavo qualcosa di te
E volavo lontano, immobile
Guarda quante cose
Sono tutte storie
da aggiungere neI recenti, speravo, ricordi di te
Mi facevo cullare, immobile.
Lasciami sognare
Lasciami dimenticare
Lasciami incominciare a camminare a passi più decisi
E Fammi immaginare quanto ancora ho da fare
Forse crescere e peccare
Quanto ancora ho da amare
Quanto ancora ho da amare

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domenica, 11 gennaio 2009

la fotografia è negativo.

A cosa pensi quando hai freddo?
Per esempio mentre esci dalla doccia, in pieno gennaio, nel preciso momento in cui stai per afferrare l’accapatoio, ma ormai non sei più bagnato dall’acqua calda e avvolto dal suo vapore..
Ho conosciuto persone che non ci pensano, altre che non si accorgono nemmeno di aver appena accolto un’escursione termica, altre che pensano che presto saranno al caldino sotto la spugna di quel telo ed eccolo..eccolo lì..ecco,preso.afferrato.caldo.
E io a cosa penso? Io no, io penso che fa un fottuto freddo e che io sono lì, nuda, tremante..e il freddo aumenta e io ci metto secondi con code lunghissime a raggiungere quell’asciugmano che chissà..forse sarà freddo gelido e che comunque, si gela.
Questo è la mia vibrazione negativa.
4voltecinque alle 01:31 in:
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sabato, 10 gennaio 2009

di code verdi.

Aprire word,salvare nella cartella con la stella e solo allora postare, dopo aver deciso se lo vuoi davvero postare-
Questo è il metodo,l’ho imparato ormai;se il pc si blocca è un attimo.la chiavetta bianca,il cursore immobile, il mouse impotente e il tuo sangue caldo.una cosa così ti rovina la serata.
Anche una frase sbagliata ti rovina la serata,anche una buonanotte diagonale,ma quella è già un po’ più discutibile.
E’ successa una cosa importante a casa e se la sapessi chissà cosa diresti..forse mi butteresti le braccia al collo e ti fumeresti una sigaretta, dall’agitazione.
A volte ci penso a cosa faresti, a cosa non facevi.e dimentico.dimentico sempre di più tutto ciò che non va dimenticato,il dolore, come si invertissero le cose che hanno e avevano importanza, come ora avessi degli occhiali che vedono solo i sorrisi fatti.
E’ assurda la mente umana e penso proprio che fare lo psicologo sia una facile scelta di vita..forse perché troppo difficile ed indiscutibile appunto, ma l’ultima che credo percorrerei.
Preferirei invece scrivere, avere cestini e cestini di matite consumate e maglie sporche di inchiostro, un the col fumo sempre accanto e una grande finestra coi vetri puliti da cui poter tenere un filo con la realtà.
Affascinare i miei bimbi, chi mi sta accanto, la mia macchina da scrivere e soprattutto me stessa col gomitolo di giuste parole, una colla perfetta, un panino con la salsiccia alle quattro di notte dopo aver fumato.
Ci sono cose che faccio che non mi piacciono tanto.ce ne sono altre che non faccio che so che va bene così.alcune che non faccio per paura.
Se fossi un cane forse la mia coda non si fermerebbe nemmeno di notte..se per davvero la coda si muove insieme al sentire.
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mercoledì, 31 dicembre 2008

il treno del pomeriggio.

a volte mi sveglio la mattina, ricoperta di neve.
apro gli occhi e li richiudo più volte, a pause diverse, finchè la luce che ho intorno non diventa sopportabile.
provo a riconoscere qualcosa del mio corpo, ma è tutto immerso, sommerso, splendidamente bianco ed immobile.
solo il mio pensiero corre sopra quella neve intoccata. corre senza lasciare orme, non un segno, non un peso.
non è che sia piacevole tutto quel freddo sulle costole, tra i capelli, sui polsi, ma è tutto così silenzioso e controllabile che sto bene.
e sorrido, apro un po' la bocca e la neve sulle mie labbra mi cade dentro e si scioglie e scivola e si mescola.
allora sono neve anche dentro, se pur solo per un attimo, gelida.
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sabato, 13 dicembre 2008

il destino di un kiwi.

non me la lasciano fumare questa sigaretta; mi parlano di profumi, pensieri, titoli e regali.
mille fragranze nuove, ancora nessuna mia; sicuramente non le stesse che accompagnavano la sigaretta del terdici dicembre di un anno fa, sicuramente la mia stessa faccia coi capelli tirati all'indietro, mentre studio.
incredibile come somigli ad un kiwi.
il tempo passa e in pochi mesi cambia l'esterno, l'aspetto, l'odore della buccia, il guscio. ma dentro sempre quel verde intenso - che mi sono sempre chiesta dove l'hanno trovato un colore così - gli stessi semini nello stesso numero nella stessa posizione, gli stessi origami di frutta e la stessa temperatura se nessuno mi sposta.
allora mi chiedo qual'è il destino di un kiwi, perchè a decorare una torta proprio non ci sto.
4voltecinque alle 13:55 in:
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sabato, 08 novembre 2008

sciroppo anni ottanta.

E' una di quelle caramelle della strega, morbidi granellini di zucchero colorato sul palato, sulla lingua, sulle due dita da leccare e un succo amaro dopo pochi istanti, quando guardi la carta ancora soddisfatto di ciò che ti prometteva e ti accorgi come non ne hai mai capito niente - nemmeno di caramelle.
Allora la stringi con i due denti davanti, sospesa nella tua bocca, ma completamente al suo interno, al Tuo interno; la tieni con la forza necessaria a non romperla, ma a mantenerla in equilibrio.
E ti riesce.
Per un po'.
Provi ad avvicinarti a lei con la lingua per verificare che non sia la tua bocca che ne altera il sapore e forse sì, forse è così, in parte sei tu che scegli cosa sentire.
Ma una caramella è zucchero e qualunque sapore abbia, io spero sempre si sciolga in fretta.

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Gary Jules – Mad World